Ushuaia era una tappa inevitabile.
Le vacanze che ci hanno segnato di più sono sempre state quelle immerse nella natura: guidare in Sud Africa fino al Capo di Buona Speranza, girare attorno al Mauna Kea alle Hawaii, fare hiking lungo la Nā Pali Coast. Luoghi che ti entrano sotto pelle e non se ne vanno più. Ushuaia, la fine del mondo, non poteva mancare nel nostro viaggio.
Tierra del Fuego: ordine, silenzio e lagune
Il primo giorno lo abbiamo dedicato al Parco Nazionale della Tierra del Fuego. Macchina a noleggio, pioggia fastidiosa e tante soste brevi per camminare. Lagune ovunque. Laguna Lapataia è stata probabilmente la più bella, seguita da Laguna Negra. Tutto era estremamente pulito, curato, con sentieri ben tracciati per ridurre al minimo l’impatto umano. C’era chi campeggiava, immerso in quel silenzio ovattato che solo certi posti sanno regalare.
L’ingresso costava 30.000 pesos argentini per adulto, i bambini non pagavano. Per loro, però, abbiamo aggiunto il giro sul trenino: quello costruito originariamente dai prigionieri deportati qui, destinati ai lavori forzati. La ferrovia veniva costruita man mano che si addentravano nella foresta, abbattendo alberi. Ancora oggi si vedono tronchi tagliati a circa 70 cm dal suolo – probabilmente lavoravano nella neve. Ora quelle distese piatte vengono chiamate “il cimitero degli alberi”.
Ed è lì che abbiamo visto i cavalli. Maestosi, apparentemente selvaggi, liberi. Sono stati forse l’immagine che più mi rimarrà impressa di Ushuaia. La natura qui è immacolata, potente, anche se – lo ammetto – non mi ha dato le stesse emozioni viscerali degli hike al Capo di Buona Speranza o alle Hawaii.
Sul trenino i bambini erano incontenibili. Tenerli seduti è una missione impossibile, anche quando l’attività è pensata apposta per loro. Axel non ama stare fermo: lui vuole esplorare, incontrare animali, soprattutto uccelli. Gli piace rincorrerli. Abbiamo visto falchi e aquile oltre che gabbiani, papere di vario genere e uccelli di cui ignoro il nome. L'aquila camminava accanto a noi, fiera.
La mattina Ushuaia ci aveva regalato il sole, mentre passeggiavamo in centro. Ovviamente, una volta arrivati al parco, ha iniziato a piovere. Domani, barca.
Il Canale di Beagle e la felicità semplice
La gita in barca con Adventure Patagonia ci ha portati fino al faro del Canale di Beagle e alle colonie di leoni marini. Avevano appena avuto i cuccioli, che giocavano nelle pozze d’acqua scavate nella roccia. Scene dolcissime.
Ad Ari, però, più di tutto è piaciuta la cioccolata calda a bordo: latte in polvere e cacao in polvere. Ne voleva tre tazze. Alla seconda si è dichiarato soddisfatto.
Axel invece era affascinato dall’isola su cui siamo sbarcati. Ogni pietra era ricoperta da una pianta simile al muschio, ma durissima al tatto. Cresce di un millimetro all’anno.
“E io quanto cresco all’anno, mamma?” - decisamente troppo.
A cavallo verso il Lago Escondido
Uno dei momenti più belli del viaggio è stato andare a cavallo al Lago Escondido. Juan e sua figlia ci hanno accompagnati: la loro famiglia vive lì dal 1957. Hanno quindici cavalli che pascolano liberi, senza recinti, se non quello che impedisce loro di finire sulla strada.
Salire a cavallo ha per me un effetto quasi purificante, detox. È difficile da spiegare. Il cavallo diventa un tramite, una connessione tra me e la natura. Mi fa sentire radicata come un albero, respirare più a fondo, rilassarmi davvero.
Axel era con me. Le sue spalle erano rilassate, canticchiava sottovoce canzoni per il cavallo, spiegandogli quali erbe fossero le più buone da mangiare – incluse le ortiche. Spostava il peso del suo corpo per aiutare il cavallo, istintivamente, cercando di diventare tutt’uno con lui. Il suo corpo, di solito sempre teso e iperattivo, si è sciolto. Dobbiamo assolutamente continuare quando torneremo a Ginevra.
Il Lago Escondido, anche sotto un cielo grigio, era mozzafiato. Un sentiero poco battuto, un maneggio difficile da trovare, ma per me cavalcare nella Tierra del Fuego era d'obbligo.
Ushuaia quotidiana
Sono uscita a correre a Ushuaia. Qui sono tutti molto obesi. “Gordi”, dice Paolo. Non mi stupisce dal momento che d'estate faceva troppo freddo per una corsetta all'aperto. Mentre correvo, due-tre macchine che sono passate hanno suonato il clacson.
Sono anche contenta di aver organizzato in anticipo la maggior parte delle attività. È faticoso sapere di avere tutto pianificato e non poter improvvisare, ma con due bambini piccoli è anche un enorme sollievo. Prendere decisioni è estenuante e richiede troppo tempo. Entri in un ufficio turistico: c’è la coda. Arriva il tuo turno e uno deve fare pipì, l’altro la cacca. Non senti metà delle spiegazioni. Cambi agenzia e ricominci, ma questa volta litigano per chi si siede sulla sedia alta. Quando finalmente decidi, non c’è disponibilità.
Così è andata anche per i pinguini. Alla fine abbiamo scelto Ushuaia Boats, che permetteva di raggiungere Puerto Almanza con la nostra macchina e gestire meglio i tempi. Costava anche meno e ci ha permesso di prenderci il tempo a Puerto Almanza - che era un vero gioiello. I pinguini vivono sull’Isola Martillo, privata: non si può scendere, ma si osservano dalla barca che comunque si avvicina molto ma senza disturbare troppo.
Il primo pinguino lo abbiamo visto nuotare lontano dall'isola. L’ho indicato ad Axel e lui non mi ha creduto. Non poteva essere un pinguino. Quando siamo arrivati vicino alla spiaggia continuava a dire che non erano veri pinguini. Forse se li immaginava più grandi. Ari, invece, voleva accarezzarli. Poi indicava i cormorani e diceva "guarda mamma, il pinguino che vola!".
I bambini correvano come matti sul gommone, guardavano la schiuma delle onde. Per Axel era schiuma di sirena. Il capitano si é congratulato con noi per la nostra pazienza coi bimbi, definendoli due terremoti. Parola in spagnolo che non abbiamo avuto problemi a comprendere. La barca, tutto sommato, è stata un successo: panorami incredibili, vento folle che ti spettina e se salti abbastanza in alto ti porta anche via.
La vera felicità (secondo loro)
La parte preferita dei bambini, però, non sono stati i pinguini. È stato trovare un pallone da calcio in un campo di erba tagliata male e giocare noi quattro insieme. Erano insaziabili. Attorno a noi, cavalli che pascolavano avidamente. Poco più in là, uno scivolo fatto con assi di legno, altalene e saliscendi di metallo dipinto. Io ho fatto qualche foto mentre loro giocavano e ho ricaricato le pile.
Abbiamo deciso di mangiare a Puerto Almanza, al ristorante La Mesita de Almanza: cozze (cibo preferito dei bimbi), sformato di granchio, gamberi, pescato del giorno. Una signora sui 45 anni e una cuoca, pochissimi tavoli, prodotti locali cucinati con una maestria incredibile. Arredamento marino… e un castoro albino imbalsamato.
Al ritorno, allungando la strada, ci siamo fermati in un caffè di un paesino nascosto. Due espressi. Io una torta al rabarbaro, Paolo un alfajor con dulce de leiche.
La stanchezza vera
Alle sei di sera i bambini erano sfiniti. In macchina si provocavano, ridevano, urlavano, si lamentavano ogni trenta secondi. Si facevano male a vicenda. Noi non sapevamo più come contenerli. Ci sentivamo genitori sconfitti. Paolo ripeteva le stesse frasi aumentando di volta in volta. Io ero sfinita, agitata, e alla fine ho perso la pazienza. Trenta secondi dopo mi sono girata: dormivano entrambi. Avevano solo bisogno di qualcuno che imponesse quel silenzio per crollare. Pazzesco.
Estancia Túnel
Prima dei pinguini avevamo fatto una piccola hike all’Estancia Túnel. Scelta quasi obbligata: il vento soffiava a 43 km/h e il ghiacciaio non era un’opzione. Circa 4 km. Axel ha corso tutto il tempo. Dopo la foresta, si usciva su un altopiano con vista mare mozzafiato. Ari ha camminato molto da solo, poi lo abbiamo portato in spalla per accelerare. È stata, per me, la giornata più bella a Ushuaia. Nonostante il vento. Nonostante la stanchezza.
Ultimo giorno: checkout alle 10 (perché mai non a mezzogiorno?), valigie e taglio di capelli ai bambini. Principalmente perché lavarli e asciugarli richiede tempi biblici.
Di Ushuaia mi rimarrà impresso per sempre l'odore della foresta sotto la pioggia.









































