"Mi piacerebbe vedere il mondo con gli occhi dei bambini per non vedere la sporcizia come la vedo io, ma come la vedono loro."
Questa riflessione mi ha accompagnato costantemente a Buenos Aires, nata purtroppo dalla nostra sistemazione che ha segnato l'inizio del soggiorno.
Buenos Aires ci ha accolti subito con il suo lato più vibrante, e il quartiere di Palermo ci è entrato nel cuore fin dal primo momento. Appena arrivati non abbiamo resistito alla tentazione di fermarci in una parrilla: un pasto davvero eccezionale che ci ha fatto capire immediatamente quanto qui il cibo sia una cosa seria. Abbiamo iniziato con un ricco tagliere di salumi, seguito da short ribs tenerissimi, uno sformato di spinaci e una purea vellutata che sapeva di casa. Axel con la pancia piena si é addormentato a tavola, coricato su due sedie.

Dopo pranzo ci siamo persi a passeggiare per la città, tra mercatini e artisti di strada che esponevano e vendevano le loro opere. Purtroppo non ce la siamo sentita di comprare nulla: il viaggio è ancora lungo e portarci dietro oggetti per tre mesi sarebbe stato poco pratico, anche se la tentazione non è mancata.
Siamo tornati più volte a mangiare al Mercado de San Telmo, un luogo che merita davvero una visita. Il mercato nasce alla fine dell’Ottocento come spazio di rifornimento alimentare per la città e oggi è diventato un punto d’incontro vivace, dove tradizione e street food convivono perfettamente. Le empanadas erano magnifiche, ma il pasto che ci ha dato più soddisfazione sono stati senza dubbio i panini al chorizo: semplici, saporiti, irresistibili. I bimbi li hanno divorati in pochi minuti. A San Telmo si trova un’offerta di street food interessante e autentica, capace di raccontare Buenos Aires attraverso i suoi sapori.
Abbiamo poi passeggiato lungo Puerto Madero. La zona è oggettivamente bellissima, moderna, affacciata sull’acqua, ma ci ha lasciato una sensazione un po’ strana: nonostante lo scenario suggestivo, era piuttosto desolata, con poca gente in giro, perlopiù persone che correvano o facevano sport. Un contrasto curioso rispetto all’energia dei quartieri più storici, ma che racconta un altro volto della città.
L’appartamento: assolutamente sconsigliato
L’alloggio che abbiamo prenotato non mi è piaciuto per niente e non mi sento di raccomandarlo. Sembrava un vecchio hotel malmesso convertito frettolosamente in monolocali. Dove l’ex cabina armadio era stata trasformata in mini cucina inutilizzabile.
Le condizioni: Bagno con muffa, spazi poco pratici e, soprattutto, poco puliti.
La sicurezza: Eravamo al diciassettesimo piano con i balconi dei vari appartamenti tutti connessi. La porta del nostro balcone nemmeno si chiudeva.
L’insonnia: Una notte non ho chiuso occhio, terrorizzata che il vicino, che cantava ubriaco a squarciagola sul balcone accanto, potesse scavalcare ed entrarci in casa.
Buenos Aires mi è sembrata una Torino o una Venezia decadente. Ho la sensazione che possa essere la sorte che potrebbe toccare all'Italia tra 10-15 anni. Sembrano aggrappati a una storia passata, consumati dalla nostalgia. Forse un po’ anche l’Italia é così, in effetti…
Non è una città dove vivrei. Gli argentini vengono definiti i francesi del Sud America, lascio a voi le deduzioni. Parlano tutti di calcio ed é meraviglioso vedere tanta venerazione per Maradona dopo tutti questi anni. Caminito é tutta piena di murales di Maradona e qualcosina di Messi.

Per strada il rumore è costante. Le carreggiate sono enormi, e il traffico assordante non mi permetteva nemmeno di raccontare storie ai bambini mentre camminavamo; perdevo la voce subito. D’altra parte ogni quartiere aveva un suo parco giochi a disposizione, spesso con la giostra con i cavalli subito accanto. I giochi erano tutti ben tenuti e ogni parco aveva le giostre accessibili anche a bambini disabili (altalene su cui possono mettersi in carrozzina ecc). Tuttavia, i miei bimbi hanno trovato il loro divertimento in un dettaglio d'altri tempi: le auto sono quasi tutte vecchie e hanno ancora le manovelle manuali per i finestrini. Per loro è stato un gioco spassosissimo tirarli su e giù.
I Colori di Caminito
La mia parte preferita è stata il quartiere de La Boca e il famoso Caminito. Qui la storia parla italiano, anzi, genovese. Il quartiere fu fondato proprio da immigrati genovesi (i Xeneizes) arrivati per lavorare al porto. Non avendo risorse, costruirono le loro case con materiali di scarto dei cantieri navali: legno e lamiere ondulate. Per dipingerle usavano i fondi di vernice avanzati dalle navi, e siccome la vernice non bastava mai per una casa intera, le pareti diventavano un mosaico di colori diversi. Oggi sembra una specie di Camden Town, molto turistica e piena di souvenir, ma mantiene un fascino unico e delizioso da girare.
Abbiamo anche visto i forti contrasti sociali: passando con Uber, l'autista ci ha indicato quella che chiamava "Bloc 12" (la Villa 31), un'immensa favela di case colorate accatastate l'una sull'altra, con l'autostrada che ci passa letteralmente in mezzo.
Le storie del Cimitero della Recoleta
Il Cimitero della Recoleta mi ha affascinato per l'incredibile devozione e il denaro che le famiglie ricche hanno investito nel "dopovita". È un labirinto di mausolei dove ogni tomba racconta una storia, alcune davvero inquietanti o tragiche che colpiscono l'immaginazione. Axel e Ari si sono intrattenuti ad ascoltare le tombe e poi a cercare le statue seguendo la descrizione. Axel é in una fase in cui é affascinato dalla morte e vorrebbe capire meglio cosa significhi, quindi trova davvero interessanti le tombe e i racconti sull’aldilà.
Rufina Cambaceres: La sua è forse la storia più terribile. Si dice che la ragazza, appena diciannovenne, fu colpita da un attacco di catalessi e creduta morta. La leggenda narra che fu sepolta viva: quando aprirono la bara giorni dopo, trovarono graffi sul coperchio interno, segno del suo disperato tentativo di uscire.
Liliana Crociati: La sua tomba è inconfondibile. C'è una statua che la ritrae in abito da sposa con il suo cane fedele accanto. È morta giovanissima durante la luna di miele sulle Alpi, travolta da una valanga che ha distrutto la sua stanza d'albergo.
Evita Perón: Ovviamente non poteva mancare la tomba più visitata, quella di Evita. È impressionante vedere quanto la sua figura sia ancora venerata e discussa. Sebbene nei negozi di souvenir gli impiegati (probabilmente venezuelani) non sapevano chi fosse.
C’è anche questa statua bellissima di due coniugi. Lei é stata umiliata dal marito mentre erano in vita poiché spendacciona. Dopodiché non ha più rivolto la parola al marito per i prossimi 30 anni, fino alla sua morte. Quando é morta anche lei, si é fatta costruire la statua dando la schiena al marito. Io e Paolo l’abbiamo trovato divertente dopo aver passato mezza giornata a bisticciare per delle sciocchezze!

Una cena da ricordare
Nonostante le difficoltà, Buenos Aires ci ha regalato una cena memorabile da Don Julio prenotata con mesi di anticipo da Paolo, uno dei migliori ristoranti di carne al mondo. Abbiamo ordinato più di 1kg di carne e in quattro abbiamo spazzolato tutto. Era talmente buona che avrei voluto mangiarne ancora. I camerieri avevano pure tagliato le bistecche ai bimbi permettendoci per una volta di gustarci davvero la bistecca ancora calda! Poi il gelato al dulce de leche… purtroppo ha creato qualche piccolo incidente per Ari che si é rifiutato di andar in bagno pur di non perdersi qualche cucchiaiata... 🙈🙈🙈



























