Siamo a Perth.
Una città che mi ricorda un po’ Novi Sad, ma più moderna, più ordinata e sul mare. E a tratti mi fa pensare a Nyon, per quell’equilibrio tra acqua, luce e silenzio.
Il primo giorno prendiamo il traghetto per Rottnest Island. Si parte da Perth, si passa per Fremantle, attraversando il fiume con la skyline davanti. È un tragitto lentiiissimo, quasi ipnotico. La città scorre piano mentre il vento si infila tra i capelli dei bambini.
Arrivati a Rotto noleggiamo le bici.
Axel sulla sua, io e Paolo sulle nostre, con Paolo versione super papà che traina Ari nel trailer.
L’isola è piccola, raccolta. Si gira facilmente. Forse le bici non erano nemmeno indispensabili, ma pedalare con il mare accanto ha il suo fascino.
La spiaggia che ci ha conquistati è stata Pink Beach.
Acqua piatta, trasparente, quasi immobile. Di quel turchese che sembra irreale.
21-22 gradi. Per me freddina. Per loro perfetta.
La sera torniamo a Perth e ceniamo in un ristorante indiano. Tutto piccante, tranne il Butter Chicken. Ordiniamo quello per i bambini. Non lo mangiano: troppo piccante!! 🥵
La mattina dopo piscina con vento fortissimo, io che preparo le valigie, bambini che ridono. La nostra routine itinerante.
Poi arriva il momento del noleggio auto con Sixt.
Sempre lungo, sempre complicato. I bambini si annoiano, il sole picchia, io sogno un sistema semplice come Uber ma per le macchine a noleggio.
Finalmente partiamo: supermercato per fare scorte e poi via verso sud.
Il giro verso nord sarebbe stato bellissimo, ma troppo caldo e a rischio cicloni. Così scegliamo qualcosa di meno prevedibile: Denmark.
La strada si allunga tra campi e cieli enormi. Ci fermiamo poco: vogliamo arrivare prima che faccia buio. Abbiamo affittato una casa nel mezzo di un bosco di Karri e eucalipti, in una zona remota, quasi deserta.
Lungo la strada vediamo tanti canguri.
Prima quelli purtroppo a bordo strada. Poi, mentre il sole inizia a calare, quelli vivi.
Ad un certo punto una famiglia attraversa davanti a noi: mamma, papà e un piccolo nel mezzo. Paolo rallenta, suoniamo il clacson per allontanarli dal pericolo. Loro si girano e poi saltano via insieme. È un momento semplice, ma resta nel cuore.
Il sole scende troppo in fretta. Le indicazioni Airbnb diventano vaghe. Le strade sempre più deserte e sempre più buie.
Ci perdiamo.
Entriamo per sbaglio nel giardino di una fattoria. Paolo, coraggioso, scende al buio per chiedere indicazioni. Io resto in macchina con i bambini, circondata dal silenzio più totale.
Il signore è gentile.
“Trecento metri indietro e poi a sinistra.”
Torniamo indietro. La stradina quasi non si vede. Nessuna luce, nessun cartello, nessuna indicazione…
Poi, girando lo sguardo a sinistra, la vedo.
È lei.
La casa dall’esterno è semplice. Dentro è modernissima, stile Bauhaus. Una poltrona di Eames in legno di rosa cattura subito Axel, che si siede lì come se fosse casa sua da sempre.
La televisione gigante entusiasma i bambini che si dimenticano improvvisamente di avere fame . Cercano Netflix. Non c’è. Scopriamo che non c’è Wi-Fi. E nemmeno ricezione. Fantastico!
Ma c’è una collezione di DVD.
Apriamo Aladdin, inseriamo il disco. Parte la magia.
E scoprono che se spegni per errore… si riavvia tutto dall’inizio. Lo trovano divertente! E per non é un piccolo salto nel passato, un rituale che dà comunque più soddisfazione.
Mi sveglio alle 5.
Non è più jet lag. È il mio stomaco che da giorni decide di svegliarmi all’alba.
Mi affaccio alla finestra. Cavalli, mucche, vitelli a pochi metri da noi. Non li avevamo visti arrivando col buio. Un silenzio pieno, quasi perfetto. Dicono che si é più felici quando ci si sveglia prima degli altri.
Così cammino in punta di piedi, prendo il Kindle.
Dopo due pagine Axel si sveglia.
Il mio tempo da sola è sempre breve. Ma esiste. Ed è prezioso.
La spiaggia di Greens Pool ci accoglie con un profumo di eucalipto e aria fresca.
Scendiamo i gradini e davanti a noi si apre una delle spiagge più belle che io abbia mai visto.
Acqua limpida, protetta da enormi massi che bloccano le onde dell’oceano aperto. In lontananza il mare si infrange potente, qui è calmo, quasi gentile.
A Elephant Rocks, la spiaggia di fianco, le rocce sembrano davvero elefanti. Dall’alto vediamo una razza muoversi lenta nell’acqua cristallina. Camminiamo tra pareti di pietra levigata dal vento e dal tempo.
Torniamo a Greens Pool.
Axel e Paolo entrano in acqua. Ridono, urlano per il freddo, si sfidano. Io li guardo e mi riempio di quella felicità silenziosa che arriva quando tutto è al posto giusto.
In macchina inventiamo storie a più mani.
Indovina l’animale.
Telefono senza fili.
Ascoltiamo il podcast dei “Cattivoni” della Treccani che soddisfa la curiosità di Axel.
Ma spesso il sedile posteriore diventa un ring.
Io e Paolo, figli unici, guardavamo fuori dal finestrino.
Loro si provocano, si abbracciano, si sfidano.
È il loro modo di stare insieme.
A Esperance il mare è immenso.
Twilight Beach è enorme, con la famosa roccia davanti. Il vento arriva puntuale a mezzogiorno, come se qualcuno girasse un interruttore.Raccontano di ragazzi rimasti bloccati sulla roccia per un allarme squali. Storie che qui fanno parte della normalità. C’è uno squalo disegnato sulla spiaggia che inghiotte un uomo. Quel giorno ne hanno avvistato uno a 50m dalla riva.
La spiaggia che ci é piaciuta di più era Hellfire bay, accanto a Lucky Bay, a un’ora di macchina da Esperance. Li di solito ci sono i canguri che dormono sulla spiaggia. Ma quando siamo arrivati noi non c’era nessun canguro. Tante auto parcheggiate direttamente sulla spiaggia di Lucky Bay e un odore sgradevole di alga. Non siamo rimasti troppo e ci siamo spostati a Hellfire Bay, dove Paolo ha visto delfini nuotare vicini a riva.
Sulla strada per Margaret River ci fermiamo nella foresta dei Karri giganti. Camminare sotto quegli alberi è come entrare in una cattedrale naturale. Poi saliamo sulla passerella sospesa tra i tronchi.
A Margaret River le giornate scorrono lente.
La mattina sole, poi vento.
Gnarabup non mi conquista, ma i bambini sono felici: raccolgono conchiglie, costruiscono montagne di alghe lavorando in squadra. Axel le raccoglie dall’acqua e Ari le accumula sulla spiaggia.
Yallingup Beach, invece ci soddisfa. Enorme spiaggia, surfisti in acqua, un parco giochi con un’onda in cemento blu e una tavola da surf a molle.
Pranziamo con la pasta preparata al mattino. I bambini giocano al parco giochi all’ombra. Noi respiriamo e ci riposiamo dai castelli di sabbia, dai salti nell’acqua e dalle code di sirena di sabbia.
L’ultimo giorno torniamo su una spiaggia dove pochi giorni prima un gruppo di amiche aveva salutato un’amica scomparsa, in cerchio nel mare con girasoli e vino. Ora una coppia si sposa con una chitarra classica che suona melodie dolci.
Poco più in là bambini più grandi si tuffano dal molo. Nel sottofondo risate.
Axel li guarda. Vorrebbe essere come loro. Non ancora. Ma osserva, li studia.
Sulla strada del ritorno incontriamo branchi di canguri che pascolano tranquilli. I bambini scendono per guardarli meglio. Mi cade una galletta di riso che decido di lasciare ai canguri. “Mamma perche hai sprecato la galletta??!” Mi rimproverano.
Chissà se un giorno si ricorderanno di tutto questo. O si ricorderanno delle gallette di riso australiane salate al gusto cipolla?
La sera Ari dice che anche a lui piacerebbe avere un marsupio. Chiede a papà di comprarne uno per me, così può saltare nella mia pancia quando vuole.
Piacerebbe anche a me.
Ma mi piacerebbe anche poter fare pipì da sola al mattino. Invece uno mi tiene la mano e l’altro mi pettina fingendo di mettermi lo smalto.
Mi sento incredibilmente amata.
